Search

domenica 26 dicembre 2010

[news] Completato al Polo Sud il più grande telescopio a neutrini del mondo

(fonte http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=ice-cube-antarctica&)

(c) NSF/B. Gudbjartsson - IceCube

Migliaia di metri sotto il ghiaccio, vicino al Polo Sud, giace uno dei più insoliti osservatori mai costruiti. Il "sistema nervoso" dello strumento è composto da 86 filamenti di foto-rilevatori (strumenti sensibili alla luce) che si estendono sotto il ghiaccio come collane di perle. Ogni filamento è dotato di 60 rilevatori delle dimensioni di una palla da basket e attraversa il ghiaccio da 1450 a 2450 metri di profondità sotto la superficie. Il corpo dell'osservatorio è il ghiaccio stesso, un mezzo abbondante e con una trasparenza chiaramente naturale.

Lo strumento, chiamato IceCube, si estende complessivamente per un chilometro cubo di ghiaccio. Per anni i ricercatori hanno acquisito dati utilizzando solo parzialmente l'osservatorio, ma il 18 dicembre l'86esima ed ultima stringa di rilevatori è stata calata in posizione, segnando il completamento del progetto, del costo stimato di 270 milioni di dollari. L'osservatorio inizierà a lavorare a pieno regime probabilmente ad aprile, secondo il communications manager Laurel Bacqué.

Il compito di IceCube è quello di osservare i neutrini energetici provenienti da eventi cosmici violenti come le supernovae e i gamma-ray burst. I neutrini sono un tipo curioso di particelle, elettricamente neutri e restii ad interagire con la materia, viaggiano dalle loro origini cataclismiche attraverso il mezzo intergalattico e possono attraversare la Terra rimanendo illesi. (Possono anche essere prodotti da sorgenti più "banali" come il Sole). Come gli osservatori per i raggi gamma e i raggi X hanno già fatto, IceCube dovrebbe fornire un nuovo livello di comprensione dei processi ad alta energia nell'Universo. Per esempio catturando la traccia dei neutrini generati nel collasso di una supernova, alcune delle quali emettono più del 99 % della lora energia sotto forma di neutrini, consentendo così agli astrofisici di avere un quadro più chiaro del meccanismo che regola le ultime fasi dell'evoluzione stellare.

IceCube utilizza la Terra stessa come filtro per cercare di far interagire il neutrino con gli altri atomi. Dal Polo Sud IceCube osserva le particelle che provengono dal cielo boreale; alcune passano vicino alla Terra, altre attraversano il pianeta e qualcuna urta un atomo negli ultimi chilimotri del ghiaccio antartico.

Quando un neutrino colpisce un atomo all'interno del chilometro cubo di IceCube lascia una scia di particelle secondarie cariche e ad alta velocità, come i muoni, che illuminano il ghiaccio trasparente con un breve lampo di luce. L'array di rilevatori di IceCube, più di 5000 in totale, può quindi determinare l'origine del neutrino basandosi sulla traiettorie delle particelle secondarie. (I neutrini del cielo boreale attraversano prima lo strato roccioso per poi uscire dallo strato di ghiaccio). Il bello dell'astronomia del neutrino è che, essendo i neutrini particelle neutre, le tracce che lasciano sono linee rette dal loro punto di orgine.

IceCube può anche rilevare i neutrini locali e i muoni che si originano dai raggi cosmici che attraversano l'alta atmosfera terrestre. Queste particelle costituiscono il rumore di fondo che i ricercatori dovranno filtrare per trovare i neutrini provenienti da sorgenti astrofisiche, ma stanno trovando alcune sorprese. "Abbiamo già osservato un eccesso di raggi cosmici galattici provenienti dalla regione della Vela, il più potente emettitore di raggi gamma nel cielo." dice il fisico e capo del progetto Francis Halzen dell'Università del Wisconsin-Madison. Siccome i raggi cosmici sono carichi, la loro traiettoria viene deviata dal campo magnetico della Via Lattea, così ogni segnale sulla mappa dei raggi cosmici richiede una spiegazione.

Con l'osservatorio a pieno regime questo studio, così come una migliore indagine dei fenomini astrofisici ad alta energia, può essere condotto nei prossimi anni. "Una grande risorsa di IceCube è che abbiamo acquisito dati mentre il rilevatore aumentava di dimensioni - ha detto Halzen - sarà però bello avere lo strumento completo così da poterlo calibrare e sintonizzare senza altri enormi cambiamenti. Così, terminate le celebrazioni, inizieremo la preparazione per un lungo, stabile e ininterrotto periodo di presa dati".

E' bene ricordare in questa sede che anche l'Italia partecipa attivamente all'astronomia del neutrino. Diversi sono i progetti per la realizzazione dei telescopi a neutrino e grande è l'interesse per questo settore dell'astronomia che va a braccetto con la fisica delle particelle.

- Fisica del neutrino ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso http://www.lngs.infn.it/

- NEMO (Neutrino Mediterranean Observatory) http://nemoweb.lns.infn.it/

venerdì 24 dicembre 2010

[link] Maffei 2, la galassia nascosta

(fonte http://www.spitzer.caltech.edu/images/3463-sig10-025-Maffei-2-The-Hidden-Galaxy)


(c) NASA/Spitzer Space Telescope

Maffei 2 è una galassia infrarossa che è quasi invisibile ai telescopi ottici. La polvere della Via Lattea blocca circa il 99.5% della sua luce visibile, ma questa immagine infrarossa del telescopio spaziale Spitzer della NASA penetra le polveri per rilevare la galassia in tutto il suo splendore.

L'astronomo Paolo Maffei fu il primo a notare questa galassia come una mistoriosa macchia su di una lastra fotografica per il vicino infrarosso nel 1968. Quattro anni dopo averla scoperta lo strano oggetto fu catalogato come galassia, ed ora porta il suo nome. Questa scoperta è stata fatta agli albori dell'astronomia infrarossa e portò molte innovazioni tecnologiche nelle successive decadi per permettere agli astronomi di studiare in dettaglio gli oggetti oscurati come questo.

Molte altre galassie delle dimensioni di Maffei 2 sono state catalogate per più di un secolo. Non potendo osservare questi oggetti nell'ottico, essi non rientrano nel più famoso dei cataloghi di oggetti nebulari, il catalogo Messier, compilato nel XVIII secolo da Charles Messier.

Questa immagine di Spitzer mostra chiaramente la struttura insolita di Maffei 2. La possente barra centrale e i bracci a spirale asimmetrici aiutano ad identificarla perchè la galassia presenta anche formazione stellare nel suo nucleo. Questi fenomeni di formazione stellare si presentano quando quantità enormi di polvere e gas sono incanalati nel centro della galassia, spesso guidati dall'interazione gravitazionale che crea la struttura a spirale barrata nel disco galattico.

[news] Il primo vulcano avvistato sulla luna di Saturno più simile alla Terra

(fonte http://www.wired.com/wiredscience/2010/12/titan-cryovolcano/)


(c) NASA/JPL-Caltech/USGS/University of Arizona

Tre vulcani ghiacciati sono stati osservati su Titano, satellite di Saturno, dando alcune delle migliori evidenze che le eruzioni esplosive sono possibili su mondi oltre la Terra.

I picchi e i bacini vulcanici si trovano in una regione chiamata Sotra Facula nell'emisfero meridionale di Titano. Le montagne salgono per più di 3000 piedi e la bocca più profonda arriva fino a 5000 piedi sotto le pianure circostanti, i geologi hanno presentato questo studio durante il meeting dell'American Geophysical Union del 14 dicembre scorso.

"E' una combinazione di strutture che veramente non si possono spiegare in alcun modo se non con il vulcanismo," ha detto il geofisico Randolph Kirk dell'U.S. Geological Survey. "Questo per noi è molto stimolante perchè abbiamo la prova che Titano è un mondo attivo."

Titano è l'unico corpo del Sistema Solare oltre la Terra ad avere laghi, fiumi, nuvole ed un ciclo di evaporazione con nebbie e piogge. Ma su Titano, dove le temperature si aggirano intorno a -300 °F, i liquidi sono idrocarburi come il metano e l'etano, non l'acqua.

Questa fredda luna è circondata da una densa e nebbiosa atmosfera di metano e altri idrocarburi. Ma gli astronomi pensano che tutto il metano doveva essere disperso lontano dalla luce del Sole milioni di anni fa, suggerendo quindi che qualcosa su Titano sta costantemente versando metano "fresco" nell'atmosfera.

Secondo i ricercatori un vulcano ghiacciato, detto anche criovulcano, potrebbe essere il motore che mette in circolo il metano. Ma finora, i picchi e i flussi rilevati che indicano un'eruzione vulcanica non erano visibili.

I nuovi dati radar della sonda Cassini hanno aiutato gli astronomi a costruire una mappa topografica 3D di Sotra Facula. Hanno visto tre montagne allineate in fila. La più evidente, che i ricercatori hanno soprannominato la Rosa, è un picco singolo con una sorta di morso e un cratere profondo 5000 piedi. Un secondo picco, a forma di stadio da football, gli sta vicino ed un terzo si trova a nord.

Le misure dello spettrometro della sonda Cassini mostrano l'evidenza di qualcosa simile a colate laviche che coprono le pareti dei vulcani, di cosa sia fatta questa lava è ancora un'incognita. Può essere una combinazione di acqua e ammoniaca o di idrocarburi simili ad asfalto fuso, cera o polietilene, dice il planetologo Jeffrey Kargel dell'Università dell'Arizona.

"Secondo me, Sotra Facula è il miglior esempio di un criovulcano su Titano e nel Sistema Solare esteno." ha detto Kargel.

Se il materiale vulcanico è basato sull'acqua, potrebbe provare che si tratti di un posto confortevole per la vita nelle vicinanze della Terra, suggerisce Kargel.

"I vulcani sulla Terra sono distruttori della vita - continua Kargel - ma su Titano, il criovulcanismo forse potrebbe riprodurre l'habitat per la vita e per noi."

martedì 21 dicembre 2010

[news] Le stelle più massicce possono formarsi anche isolate

(fonte http://esciencenews.com/articles/2010/12/21/the.universes.most.massive.stars.can.form.near.isolation.new.study.finds?utm_medium=twitter)

(c) Courtesy of Joel Lamb

Le ultime osservazioni degli astronomi dell'Università del Michigan aggiungono credito alla teoria che le stelle più massicce possono formasi essenzialmente ovunque, incluse le regioni isolate, senza richiedere una grande incubatrice stellare. Questo è ad oggi lo studio più dettagliato sulle stelle di grande massa. Gli astronomi hanno utilizzato il telescopio spaziale Hubble (HST) per osservare otto stelle giganti, con un range che va da 20 a 150 volte la massa del Sole. Le stelle su cui gli astronomi si sono focalizzati si trovano nella Piccola Nube di Magellano, una galassia nana, satellite della Via Lattea.

I risultati, pubblicati sull'edizione di dicembre di Astrophysical Journal, mostrano che cinque di queste stelle non hanno avuto "vicini" abbastanza grandi da poter essere osservati con HST. Le restanti tre sono state osservate in piccoli ammassi di poche decine di stelle.

Il dottorando Joel Lamb e la Professoressa Sally Oey, entrambi del Dipartimento di Astronomia, espongono il significato della loro scoperta.

"Mio padre era solito pescare in un piccolo stagno nel podere di suo nonno," dice Lamb. "Un giorno pescò una spigola enorme. Era il pesce più grande che aveva mai pescato eppure aveva già pescato in laghi molto più grandi. Cosa abbiamo fatto con le stelle è praticamente analogo a questa storia. Ci stiamo chiedendo se può un piccolo stagno produrre un pesce gigante. Le dimensioni del lago determinano quanto grande sarà il pesce? Il lago in questo caso sarebbe l'ammasso di stelle."

"I nostri risultati mostrano infatti che si possono formare grandi stelle in piccoli stagni".

Le stelle più massicce guidano l'evoluzione delle loro galassie. I loro venti e la loro radiazione modellano il gas interstellare e promuovono la nascita di nuove stelle. Le loro violente esplosioni in supernova creano tutti gli elementi pesanti che sono essenziali per la vita e la Terra. Ecco perchè gli astronomi vogliono capire come e dove queste stelle giganti si formano. Attualmente, le origini di queste stelle sono ancora un enorme debattito, ha detto Oey.

venerdì 17 dicembre 2010

[news] La "Tempesta del Dragone" su Saturno

(fonte http://spaceweather.com/archive.php?view=1&day=17&month=12&year=2010)


La grande "Tempesta del Dragone" è ritornata su Saturno. La potente tempesta osservata per anni dalla sonda Cassini della NASA ha recentemente risalito la coltre delle alte nubi saturniane ed è ora di nuovo visibile. Utilizzando un Celestron C11, Christopher Go, ha fotografato la tempesta dal suo sito osservativo nelle Filippine, il 13 dicembre scorso. Come è possibile osservare nell'immagine pubblicata sopra, la tempesta appare con una colorazione leggermente azzurrina nella composizione RGB del pianeta.

"La tempesta è stata così brillante che l'ho potuta osservare visualmente con un oculare", ha detto Go. Negli anni passati, la tempesta è stata localizzata nell'emisfero sud di Saturno, "ma le immagini acquisite da me e da altri astronomi amatoriali mostrano che ora è nell'emisfero nord". Lo spostamento è consistente con il fatto che la Tempesta del Dragone è un disturbo di lunga durata nelle profondità dell'atmosfera di Saturno che periodicamente risale e quindi può essere ri-osservata in altre zone.

Gli astrofili di tutto il pianeta stanno conducendo un'indagine multibanda, utilizzando le lunghezze d'onda dal vicino ultravionetto al vicino infrarosso ed alcune emissioni di riga (come quella del metano), per seguire al meglio l'evoluzione di questa tempesta. Le immagini aggiornate quotidianamente posso essere confrontate sulle pagine web dell'ALPO-Japan, al programma osservativo di Saturno:

13/12/2010 - http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/s101213z.htm

14/12/2010 - http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/s101214z.htm

15/12/2010 - http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/s101215z.htm

16/12/2010 - http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/s101216z.htm

mercoledì 15 dicembre 2010

[link] I Cacciatori di Pianeti Extrasolari

Segnalo la nascita di un nuovo sito web dedicato allo studio dei pianeti extrasolari con il metodo dei transiti. Il sito è:


Planet Hunters è l'ultimo progetto di Zooniverse. Chi partecipa può aiutare il team di ricerca attraverso i dati pubblici acquisiti con il satellite Kepler della NASA. I dati consistono in misure di luminosità, comunemente chiamate "curve di luce", dove la luminosità della sorgente, in questo caso la stella che ospita uno o più pianeti extrasolari, è funzione del tempo di osservazione. Gli utenti cercano eventi di possibli transiti identificabili osservando una diminuzione di luminosità che avviene quando il pianeta transita davanti la sua stella.

I dati vengono registrati dalla sonda Kepler della NASA, trasmessi su Terra e disponibili ai seguenti indirizzi web:

domenica 12 dicembre 2010

[news] Primo esopianeta ricco di carbonio

(fonte http://www.nasa.gov/mission_pages/spitzer/news/spitzer20101208.html)

Gli astronomi hanno scoperto che un enorme e rovente pianeta extrasolare è inusualmente ricco di carbonio. L'esopianeta, un gigante gassoso di nome WASP-12b, è il primo "mondo" ricco di carbonio mai osservato prima. La scoperta è stata fatta con il Telescopio Spaziale Spitzer della NASA, insieme ad osservazioni condotte da terra.

"Questo pianeta rileva la sorprendente diversità dei mondi osservati là fuori" ha detto Nikku Madhusudhan del Massachusetts Istitute of Technology, Cambridge, autore di un articolo sulla rivista Nature. "Pianeti ricchi di carbonio sono comunque esotici -- formazione, interni e atmosfere".

E' possibile che WASP-12b possa avere al suo interno, sotto gli strati gassosi, grafite, diamante o addirittura una forma più esotica di carbonio. Gli astronomi non hanno attualmente la tecnologia per osservare i nuclei dei pianeti extrasolari oltre il nostro Sole, ma le loro teorie prevedono queste intriganti possibilità

La notizia continua in inglese a questo link http://www.nasa.gov/mission_pages/spitzer/news/spitzer20101208.html

venerdì 10 dicembre 2010

[news] Prima impressionante immagine di e-MERLIN

(fonte http://www.astronomynow.com/news/n1012/09emerlin/)

Il nuovo e potente array di radiotelescopi del Regno Unito ha rilasciato la prima impressionante immagine del Quasar Gemello che dimostra la curvatura dello spazio.


E-MERLIN è composto da 7 radiotelescopi sparsi lungo 220 km per formare un radiotelescopio più potente in grado di osservare l'Universo distante.

La prima immagine di e-MERLIN di un quasar distante 9 miliardi di anni luce, una galassia attiva per via di un buco nero supermassiccio che eietta getti di radiazione prossimi alla velocità della luce, dimostra come la luce proveniente dal quasar è stata deviata dalla curvatura dello spazio dovuta ad una galassia posta in primo piano e quindi più vicina, in accordo con la teoria di Einstein per la quale la massa di una galassia può causare una curvatura dello spazio.

In questo caso la galassia, che sta fungendo da lente gravitazionale, dista 3.5 miliardi di anni luce e potrebbe ospitare un buco nero.

Letture consigliate:
Progetto e-MERLIN http://www.e-merlin.ac.uk/

Quasar Gemello http://en.wikipedia.org/wiki/Twin_Quasar

Lensing Gravitazionale http://it.wikipedia.org/wiki/Lente_gravitazionale

giovedì 2 dicembre 2010

[news] Buon Compleanno SOHO, 15 anni e non sentirli

(fonte http://www.ukspaceagency.bis.gov.uk/News%20and%20Events/News/20410.aspx)

Oggi, 2 dicembre 2010, è il quindicesimo anniversario del lancio di SOHO, il Solar and Heliospheric Observatory, la missione spaziale di maggiore successo dedicata al Sole.

SOHO è una missione congiunta tra l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la NASA, studia l'interno e l'atmosfera del Sole ed anche il vento solare.

SOHO orbita attorno al punto lagrangiano L1 a 1.5 milioni di chilometri dalla Terra. Questa location permette di osservare ininterrottamente per 24 ore al giorno il Sole con tutti gli strumenti a bordo di SOHO.

Sono stati pubblicati più di 3700 articoli che hanno utilizzato i dati di SOHO e rappresentano il lavoro di più di 3000 scienziati.

Sia la NASA che l'ESA hanno approvato da poco una ulteriore estensione della missione SOHO per altri 2 anni. SOHO continuerà a giocare un ruolo chiave nel monitoraggio della nostra stella, in particolare nella rilevazione delle esplosioni di massa coronale (CME) provenienti dalla corona solare, la zona più esterna dell'atmosfera del Sole, e dirette verso la Terra.

Maggiori informazioni:

Il Sole in tempo reale dagli strumenti di SOHO http://sohowww.nascom.nasa.gov/data/realtime-images.html

Le macchie solari in tempo reale http://sohowww.nascom.nasa.gov/sunspots/

Le previsioni meteo-spaziali di SOHO http://sohowww.nascom.nasa.gov/spaceweather/

domenica 28 novembre 2010

[news] Aria sottile - La Cassini scopre la sottile atmosfera di Rhea

(fonte http://www.nasa.gov/mission_pages/cassini/whycassini/cassini20101126.html)

La sonda Cassini della NASA ha scoperto un'atmosfera molto tenue, simile ad una esosfera e ricca di ossigeno e diossido di carbonio, attorno a Rhea una luna ghiacciata di Saturno. Questa è la prima volta che una sonda spaziale ha osservato molecole di ossigeno in un'atmosfera, se escludiamo la Terra, ovviamente!

L'ossigeno sembra "comparire" quando il campo magnetico di Saturno ruota sopra Rhea. Particelle energetiche restano intrappolate nel campo magnetico del pianeta che le veicola sulla superficie ghiacciata della luna. Esse causano reazioni chimiche che decompongono la superficie e liberano ossigeno. La sorgente del diossido di carbonio è invece meno certa.

L'ossigeno sulla superficie di Rhea è stato stimato essere circa 5 trilioni di volte meno denso di quello che noi abbiamo sulla Terra. Ma i nuovi risultati mostrano che la decomposiozione della superficie può contribuire all'abbondanza delle molecole di ossigeno, portando le densità superficiali circa 100 volte più grandi dell'esosfera della nostra Luna o di Mercurio. La formazione di ossigeno e diossido di carbonio può veicolare una chimica complessa sulla superficie di molti corpi ghiacciati nel Sistema Solare.

La news continua in inglese a questo link http://www.nasa.gov/mission_pages/cassini/whycassini/cassini20101126.html

[news] LHC verso l'Universo primordiale

(fonte http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2010/PR23.10E.html)

Dopo meno di tre settimane dalle prime collisioni di ioni pesanti, i tre esperimenti che studiano proprio queste collisioni ad LHC hanno già introdotto una nuova comprensione della materia che sarebbe esistita nei primissimi instanti di vita dell'Universo. L'esperimento ALICE, ottimizzato per lo studio di ioni pesanti, ha pubblicato due articoli proprio pochi giorni fa, dopo l'inizio delle prime collisioni. Ora, la prima osservazione diretta di un fenomeno conosciuto come jet quenching, è stata condotta dalle collaborazioni degli esperimenti CMS e ATLAS. Questi risultati sono stati riportati in un articolo dal team ATLAS ed accettato per la pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters. Un articolo del team CMS seguirà a breve e i risultati da tutti gli esperimenti saranno presentati in un seminario giovedì 2 dicembre al CERN. L'acquisizione dati sulle collisioni tra ioni pesanti continuerà fino al 6 dicembre.

"E' impressionante quanto velocemente gli esperimenti sono arrivati a questi risultati, che si occupano di fisica molto complessa." ha detto il Direttore di Ricerca Segio Bertolucci del CERN. "Gli esperimenti stanno competendo a vicenda per pubblicare i primi risultati, ma lavorano insieme per ricostruire l'immagine del fenomeno più completa e per confrontare i rispettivi risultati. E' un bel esempio di come la concorrenza e la collaborazione sia una caratteristica fondamentale di questo campo di ricerca."

Uno dei primi risultati del programma di collisioni tra ioni pesanti al CERN è quello di creare la materia così come è stata alla nascita dell'Universo. La materia nucleare ordinaria di cui noi e l'Universo visibile siamo fatti non potrebbe essere esistita: le condizioni "ambientali" sarebbero state troppo calde e turbolente affinchè i quark si siano potuti legare, mediante i gluoni, nei protoni e nei neutroni. Invece queste particelle elementari avrebbero vagato liberamente in una specie di plasma in cui gluoni e quark sono liberi.

Quando gli ioni pesanti si scontrano in LHC, possono concentrare abbastanza energia in un volume molto piccolo per produrre delle piccole "goccioline" di materia allo stato primordiale, che segnalano la loro presenza da una vasta gamma di segnali misurabili. Gli articoli del team ALICE puntano ad un grande aumento nel numero di particelle prodotte negli scontri confrontati agli esperimenti precedenti e confermano che il plasma più caldo prodotto ad LHC si comporta come un liquido dalla viscosità molto bassa (un liquido perfetto), in accordo con le osservazioni precedenti dell'acceleratore RHIC di Brookhaven. Messi insieme, questi risultati hanno già eliminato alcune teorie su come l'Universo primordiale si sia comportato.

La news continua in inglese http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2010/PR23.10E.html

mercoledì 24 novembre 2010

[news] Il revival della SEB (... la vendetta)

(fonte http://www.nasa.gov/centers/jpl/news/jupiter20101124.html)

Le ultime immagini della NASA, ma anche di molti astronomi amatoriali sparsi per il mondo, rilevano che la Banda Equatoriale Sud (SEB) di Giove, "scomparsa" la scorsa primavera sta ora ritornando. Queste nuove osservazioni aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio la fisica e la chimica dell'atmosfera di Giove.

All'inizio di quest'anno, astronomi amatoriali avevano notato che la "scomparsa" della SEB, dalla tipica colorazione marroncina era diventata in realtà totalmente bianca. All'inizio di novembre, l'astronomo amatoriale Christopher Go, di Ceby City, nelle Filippine, osserva una inusuale e brillante macchia nella banda bianca che un tempo era la scura Banda Equatoriale Sud.

Questo fenomeno ha suscitato l'interesse degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA e di tutti gli astronomi amatoriali.

Dopo le osservazioni di follow-up eseguite dalle Hawaii con i telescopi Keck, il Gemini Nord e l'Infrared della NASA, gli astronomi ritengono che la SEB stia tornando come era prima.

"La ragione per cui Giove sembra aver perso questa banda, mimetizzandosi tra le bande bianche circostanti, sembra supporre che i venti, tipicamente secchi, tengono la banda libera dalle nubi e la mandano giù in profondità." dice Glenn Orton, ricercatore al JPL. "Una delle cose che stavamo cercando nell'infrarosso era la prova che il materiale più scuro emergente ad ovest della macchia luminosa era in realtà l'inizio di una condensazione di nubi nella banda, e questo è precisamente quello che abbiamo visto."

Questa condensazione bianca è composta da ghiaccio di ammoniaca. Quando le nuvole bianche si trovano ad altitudini più elevate oscurano il materiale più scuro che si trova più in profondità Questo fenomeno si verifica con una cadenza decennale, la SEB diventa completamente bianca, per un tempo variabile da 1 a 3 anni. E' un evento che ha lasciato perplessi gli astronomi da decenni. Questo estremo cambiamento è stato osservato solo con la Banda Equatoriale Sud, rendendo Giove unico nel Sistema Solare.

La news continua in inglese a questo link http://www.nasa.gov/centers/jpl/news/jupiter20101124.html

Maggiori informazioni possono essere reperite sul sito dell'Association of Lunar and Plantary Observers Giapponese (ALPO-Japan) al link dedicato alle osservazioni di Giove http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/Latest/Jupiter.htm

martedì 23 novembre 2010

[news] Accordando un "orecchio" per la musica delle onde gravitazionali (... speriamo ci senta bene)

(fonte http://www.jpl.nasa.gov/mobile/news/index.cfm?release=2010-394)

Un team di scienziati ed ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA ci ha portati ad un passo dall'ascoltare le onde gravitazionali -- increspature dello spaziotempo previste da Albert Einstein all'inizio del XX secolo.

La ricerca, condotta in un laboratorio del JPL a Pasadena, in California, ha testato un sistema di laser che dovrebbe volare a bordo di una futura missione spaziale chiamata Laser Interferometer Space Antenna, LISA. L'obiettivo della missione è di rilevare i flebili sussurri delle onde gravitazionali che devono ancora essere osservate direttamente. Questo non è un compito facile e molte sfide attendono gli scienziati della NASA.

I nuovi test del JPL rappresentano una pietra miliare, perchè dimostrano per la prima volta che il rumore (o le fluttuazioni casuali) nel fascio laser di LISA può essere "annullato" per sentire il dolce suono di queste sfuggenti onde.

"Al fine di rilevare le onde gravitazionali, dobbiamo effettuare misurazioni molto precise", ha detto Bill Klipstein, fisico del JPL. "I nostro laser sono molto più rumorosi di ciò che vogliamo misurare, quindi dobbiamo togliere il rumore con attenzione per ottenere un segnale chiaro: è un po' come una piuma che cade nel bel mezzo di un forte temporale." Klipstein è coautore di un articolo sulle prove di laboratorio che è apparso in un recente numero di Physical Review Letters.

La news continua in inglese qui http://www.jpl.nasa.gov/mobile/news/index.cfm?release=2010-39

lunedì 22 novembre 2010

[news] La prima stella nana al metano (...sai che puzza!)

(fonte: http://www.eso.org/public/announcements/ann1087/)

Un team internazionale di astronomi ha utilizzato i telescopi dell'ESO e di altre facility per scoprire e studiare un unico ed esotico sistema stellare composto da una stella nana molto fredda e ricca di metalli (T-dwarf) ed una nana bianca in orbita l'una intorno all'altra. Il sistema è una "Stele di Rosetta" per le stelle T-dwarf dando agli scienziati un modo per trovare la massa e l'età di queste antiche nane al metano.

Il team, guidato dal Dr Avril Day-Jones dell'Università del Cile e composto da astronomi dell'Università di Hertfordshire (UK) e dell'Università di Montreal (Canada), sta per pubblicare i risultati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Questo sistema stellare è il primo del suo tipo ad essere stato scoperto. Il metano è una molecola fragile che si distrugge ad alte temperature, questo è osservato solo in stelle fredde e pianeti giganti come Giove. Nè i pianeti giganti nè le stelle T-dwarf hanno una massa sufficiente per accendere la fusione dell'idrogeno, rendendoli così oggetti freddi che col tempo continuano a raffreddarsi.

Questo sistema binario sta fornendo una prova cruciale della nostra conoscenza della fisica delle atmosfere stellari molto fredde, perché la nana bianca può essere utilizzata per stabilire l'età di entrambi gli oggetti.

La stella nana al metano è stata identificate nella UKIRT Infrared Deep Sky Survey (UKIDSS) e il telescopio Gemini Nord alle Hawaii è stato utilizzato per misurare la sua temperatura ed il suo spettro. La nana bianca, invece, è stata studiata utilizzando il Very Large Telescope (VLT) dell'ESO all'Osservatorio Paranal in Cile.

Le due stelle sono separate da almeno 2.500 milioni di chilometri, ma in passato potrebbero essere state più vicine tra loro. La nuova scoperta mostra che, nonostante la loro fragilità, questi sistemi binari sono in grado di rimanere uniti anche in quella girandola che è il disco della Galassia.

mercoledì 17 novembre 2010

[imaging] M42 & M43 in Orione

M42 & M43 - Grande Nebulosa di Orione e Nebulosa De Mairan, parte del complesso nebulare di Orione.

Ripresa: Stack di 70 pose da 1 secondo elaborate con AstroArt, IRIS, FITS Liberator e PS CS5
Strumentazione: Meade SCT 8" @ f/6,3 su Synta SW EQ6 equipaggiato con Sbig ST7 XME e filtro fotometrico R della Astrodon
Autori: Carmen Perrella & Dario Castellano