domenica 28 novembre 2010
[news] Aria sottile - La Cassini scopre la sottile atmosfera di Rhea
La sonda Cassini della NASA ha scoperto un'atmosfera molto tenue, simile ad una esosfera e ricca di ossigeno e diossido di carbonio, attorno a Rhea una luna ghiacciata di Saturno. Questa è la prima volta che una sonda spaziale ha osservato molecole di ossigeno in un'atmosfera, se escludiamo la Terra, ovviamente!
L'ossigeno sembra "comparire" quando il campo magnetico di Saturno ruota sopra Rhea. Particelle energetiche restano intrappolate nel campo magnetico del pianeta che le veicola sulla superficie ghiacciata della luna. Esse causano reazioni chimiche che decompongono la superficie e liberano ossigeno. La sorgente del diossido di carbonio è invece meno certa.
L'ossigeno sulla superficie di Rhea è stato stimato essere circa 5 trilioni di volte meno denso di quello che noi abbiamo sulla Terra. Ma i nuovi risultati mostrano che la decomposiozione della superficie può contribuire all'abbondanza delle molecole di ossigeno, portando le densità superficiali circa 100 volte più grandi dell'esosfera della nostra Luna o di Mercurio. La formazione di ossigeno e diossido di carbonio può veicolare una chimica complessa sulla superficie di molti corpi ghiacciati nel Sistema Solare.
La news continua in inglese a questo link http://www.nasa.gov/mission_pages/cassini/whycassini/cassini20101126.html
[news] LHC verso l'Universo primordiale
Dopo meno di tre settimane dalle prime collisioni di ioni pesanti, i tre esperimenti che studiano proprio queste collisioni ad LHC hanno già introdotto una nuova comprensione della materia che sarebbe esistita nei primissimi instanti di vita dell'Universo. L'esperimento ALICE, ottimizzato per lo studio di ioni pesanti, ha pubblicato due articoli proprio pochi giorni fa, dopo l'inizio delle prime collisioni. Ora, la prima osservazione diretta di un fenomeno conosciuto come jet quenching, è stata condotta dalle collaborazioni degli esperimenti CMS e ATLAS. Questi risultati sono stati riportati in un articolo dal team ATLAS ed accettato per la pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters. Un articolo del team CMS seguirà a breve e i risultati da tutti gli esperimenti saranno presentati in un seminario giovedì 2 dicembre al CERN. L'acquisizione dati sulle collisioni tra ioni pesanti continuerà fino al 6 dicembre.
"E' impressionante quanto velocemente gli esperimenti sono arrivati a questi risultati, che si occupano di fisica molto complessa." ha detto il Direttore di Ricerca Segio Bertolucci del CERN. "Gli esperimenti stanno competendo a vicenda per pubblicare i primi risultati, ma lavorano insieme per ricostruire l'immagine del fenomeno più completa e per confrontare i rispettivi risultati. E' un bel esempio di come la concorrenza e la collaborazione sia una caratteristica fondamentale di questo campo di ricerca."
Uno dei primi risultati del programma di collisioni tra ioni pesanti al CERN è quello di creare la materia così come è stata alla nascita dell'Universo. La materia nucleare ordinaria di cui noi e l'Universo visibile siamo fatti non potrebbe essere esistita: le condizioni "ambientali" sarebbero state troppo calde e turbolente affinchè i quark si siano potuti legare, mediante i gluoni, nei protoni e nei neutroni. Invece queste particelle elementari avrebbero vagato liberamente in una specie di plasma in cui gluoni e quark sono liberi.
Quando gli ioni pesanti si scontrano in LHC, possono concentrare abbastanza energia in un volume molto piccolo per produrre delle piccole "goccioline" di materia allo stato primordiale, che segnalano la loro presenza da una vasta gamma di segnali misurabili. Gli articoli del team ALICE puntano ad un grande aumento nel numero di particelle prodotte negli scontri confrontati agli esperimenti precedenti e confermano che il plasma più caldo prodotto ad LHC si comporta come un liquido dalla viscosità molto bassa (un liquido perfetto), in accordo con le osservazioni precedenti dell'acceleratore RHIC di Brookhaven. Messi insieme, questi risultati hanno già eliminato alcune teorie su come l'Universo primordiale si sia comportato.
La news continua in inglese http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2010/PR23.10E.html
mercoledì 24 novembre 2010
[news] Il revival della SEB (... la vendetta)
martedì 23 novembre 2010
[news] Accordando un "orecchio" per la musica delle onde gravitazionali (... speriamo ci senta bene)
Un team di scienziati ed ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA ci ha portati ad un passo dall'ascoltare le onde gravitazionali -- increspature dello spaziotempo previste da Albert Einstein all'inizio del XX secolo.
La ricerca, condotta in un laboratorio del JPL a Pasadena, in California, ha testato un sistema di laser che dovrebbe volare a bordo di una futura missione spaziale chiamata Laser Interferometer Space Antenna, LISA. L'obiettivo della missione è di rilevare i flebili sussurri delle onde gravitazionali che devono ancora essere osservate direttamente. Questo non è un compito facile e molte sfide attendono gli scienziati della NASA.
I nuovi test del JPL rappresentano una pietra miliare, perchè dimostrano per la prima volta che il rumore (o le fluttuazioni casuali) nel fascio laser di LISA può essere "annullato" per sentire il dolce suono di queste sfuggenti onde.
"Al fine di rilevare le onde gravitazionali, dobbiamo effettuare misurazioni molto precise", ha detto Bill Klipstein, fisico del JPL. "I nostro laser sono molto più rumorosi di ciò che vogliamo misurare, quindi dobbiamo togliere il rumore con attenzione per ottenere un segnale chiaro: è un po' come una piuma che cade nel bel mezzo di un forte temporale." Klipstein è coautore di un articolo sulle prove di laboratorio che è apparso in un recente numero di Physical Review Letters.
La news continua in inglese qui http://www.jpl.nasa.gov/mobile/news/index.cfm?release=2010-39
lunedì 22 novembre 2010
[news] La prima stella nana al metano (...sai che puzza!)
(fonte: http://www.eso.org/public/announcements/ann1087/)
Un team internazionale di astronomi ha utilizzato i telescopi dell'ESO e di altre facility per scoprire e studiare un unico ed esotico sistema stellare composto da una stella nana molto fredda e ricca di metalli (T-dwarf) ed una nana bianca in orbita l'una intorno all'altra. Il sistema è una "Stele di Rosetta" per le stelle T-dwarf dando agli scienziati un modo per trovare la massa e l'età di queste antiche nane al metano.
Il team, guidato dal Dr Avril Day-Jones dell'Università del Cile e composto da astronomi dell'Università di Hertfordshire (UK) e dell'Università di Montreal (Canada), sta per pubblicare i risultati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Questo sistema stellare è il primo del suo tipo ad essere stato scoperto. Il metano è una molecola fragile che si distrugge ad alte temperature, questo è osservato solo in stelle fredde e pianeti giganti come Giove. Nè i pianeti giganti nè le stelle T-dwarf hanno una massa sufficiente per accendere la fusione dell'idrogeno, rendendoli così oggetti freddi che col tempo continuano a raffreddarsi.
Questo sistema binario sta fornendo una prova cruciale della nostra conoscenza della fisica delle atmosfere stellari molto fredde, perché la nana bianca può essere utilizzata per stabilire l'età di entrambi gli oggetti.
La stella nana al metano è stata identificate nella UKIRT Infrared Deep Sky Survey (UKIDSS) e il telescopio Gemini Nord alle Hawaii è stato utilizzato per misurare la sua temperatura ed il suo spettro. La nana bianca, invece, è stata studiata utilizzando il Very Large Telescope (VLT) dell'ESO all'Osservatorio Paranal in Cile.
Le due stelle sono separate da almeno 2.500 milioni di chilometri, ma in passato potrebbero essere state più vicine tra loro. La nuova scoperta mostra che, nonostante la loro fragilità, questi sistemi binari sono in grado di rimanere uniti anche in quella girandola che è il disco della Galassia.
mercoledì 17 novembre 2010
[imaging] M42 & M43 in Orione
Ripresa: Stack di 70 pose da 1 secondo elaborate con AstroArt, IRIS, FITS Liberator e PS CS5
Strumentazione: Meade SCT 8" @ f/6,3 su Synta SW EQ6 equipaggiato con Sbig ST7 XME e filtro fotometrico R della Astrodon
Autori: Carmen Perrella & Dario Castellano